STORIE · WALTER BONATTI

Walter Bonatti

Nel febbraio 1965, a trentaquattro anni, Walter Bonatti aprì una via sulla parete nord del Cervino, da solo, in inverno. Poi si allontanò dall’alpinismo estremo. Ma i viaggi, i taccuini e il lavoro di raccontare non finirono sulla vetta.

Walter Bonatti. Illustrazione da un ritratto di data non accertata.
Walter Bonatti. Illustrazione da un ritratto di data non accertata.

Prima delle grandi pareti

Walter Bonatti nacque a Bergamo il 22 giugno 1930. La famiglia si trasferì a Monza nel 1939. Iniziò ad arrampicare nell’agosto 1948, imparando sulle Grigne. Dopo il servizio militare lavorò nelle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni; nel 1953 lasciò la fabbrica per gestire un rifugio ai Piani dei Resinelli. La montagna diventava anche un luogo in cui guadagnarsi da vivere.1

Di quegli anni rimane un oggetto modesto: un quaderno nero intitolato Ascensioni. Conservato al Museo Nazionale della Montagna di Torino, registra le sue salite tra il 1948 e il 1953. In origine era un quaderno di chimica. Un apprendimento lasciava spazio a un altro, mentre montagne e ascensioni entravano nelle pagine di un vecchio quaderno scolastico.2

È una misura diversa dei suoi inizi. Prima dei ritratti familiari, degli omaggi e dei racconti retrospettivi, c’era una pratica che meritava di essere annotata. Il nome di una montagna, una salita compiuta, una traccia scritta. Il quaderno non raccontava ancora una leggenda. Conservava il lavoro di chi stava imparando.

Nel 1949 Bonatti aveva già ripetuto la via Cassin sullo sperone Walker delle Grandes Jorasses. Aveva diciannove anni. Nel 1951 aprì la parete est del Grand Capucin con Luciano Ghigo. Il suo apprendistato era diventato alpinismo ai massimi livelli.1

Torrione di Zocca, 1953. Illustrazione da una fotografia di Roberto Bignami.
Torrione di Zocca, 1953. Illustrazione da una fotografia di Roberto Bignami.

Una guida ai piedi del Monte Bianco

Il Monte Bianco non rimase soltanto una meta per grandi salite. Alla fine del 1956 Bonatti si stabilì ai suoi piedi, sul versante di Courmayeur. Nel dicembre di quell’anno presentò domanda alla società locale delle guide e fu ammesso il 13 aprile 1957, con un periodo di prova di tre anni.3

Bonatti sull’Aiguille d’Entrèves, 1957. Illustrazione dalla fotografia conservata al Museo Nazionale della Montagna.
Bonatti sull’Aiguille d’Entrèves, 1957. Illustrazione dalla fotografia conservata al Museo Nazionale della Montagna.

Chamonix e le prime pagine

Dopo la tragedia del Frêney del 1961, Bonatti si stabilì a Chamonix. Oltre il confine lo aspettava lo stesso massiccio, ma una fase diversa della sua vita.3

Lo scrittore non nacque all’improvviso dopo l’ultima grande salita. Le mie montagne uscì nel 1961, quando Bonatti era ancora pienamente impegnato nell’alpinismo.3

Gli archivi ampliano questa cronologia. Comprendono il diario della spedizione al Gasherbrum IV del 1958, testi preparatori, annotazioni e documenti di lavoro. Una pagina riprodotta dal Club Alpino Italiano accosta uno schizzo della sua traversata sciistica delle Alpi a poche parole manoscritte che collocano il Colle del Mulo tra le valli Maira e Stura. Scrivere serviva anche a dare un nome a un luogo e a situarsi.5

Si è tentati di separare l’alpinista dal narratore: prima l’azione, poi il ricordo. I taccuini rendono meno netta questa distinzione. Una via viene percorsa e poi annotata; un’esperienza diventa pagina senza aspettare la fine di una carriera. Fotografia e scrittura non devono per forza sostituire la montagna. Possono conservarne qualcosa che va oltre il nome di una via.

Walter Bonatti su un ghiacciaio. Illustrazione da una fotografia dei primi anni Sessanta.
Walter Bonatti su un ghiacciaio. Illustrazione da una fotografia dei primi anni Sessanta.

Il Cervino, un’ultima grande via

Nel febbraio 1965 Bonatti aprì una nuova via sulla parete nord del Cervino, da solo e in inverno.6

Il 23 febbraio i fotografi lo aspettavano a Cervinia. Un’immagine conservata al Museo nazionale svizzero lo mostra tra la folla riunita per accoglierlo. A trentaquattro anni concludeva la sua carriera nell’alpinismo estremo.6

Nei mesi successivi si preparò a un altro genere di viaggio. La collaborazione con la rivista Epoca avrebbe ora riunito scrittura e fotografia in lunghi reportage di viaggio.7

La parete nord del Cervino. Illustrazione da una fotografia moderna di Krist@f, CC BY-SA 2.0 FR; non è un’immagine d’archivio del 1965.
La parete nord del Cervino. Illustrazione da una fotografia moderna di Krist@f, CC BY-SA 2.0 FR; non è un’immagine d’archivio del 1965.

Il viaggio continua sulla pagina

Nel 1965 il rapporto con Epoca entrò in una nuova fase. Un accordo di esclusiva prevedeva reportage a puntate, scritti e fotografati da Bonatti. Quell’anno viaggiò in Alaska, sulle tracce dei cercatori d’oro; i lettori iniziarono a scoprire il reportage nel febbraio 1966.7

Un’altra fotografia d’archivio, scattata in Canada nel 1965, lo mostra intento a scrivere il diario durante un bivacco lungo lo Yukon. Tenda e taccuino condividono l’inquadratura. Dopo le cordate e le pareti, questa scena offre un’immagine concreta del suo lavoro: esserci, poi trovare le parole per raccontare l’esperienza.4

I suoi viaggi lo avrebbero portato, tra le altre mete, in Africa e in Antartide. La collaborazione con Epoca proseguì fino al 1979, mentre la scrittura e le conferenze continuarono anche dopo.8

Fermare il racconto al Cervino significherebbe dunque lasciare fuori campo una parte importante della sua vita. Bonatti appartiene alla storia del Monte Bianco, ma la sua opera non si esaurisce in un elenco di ascensioni. Accanto alle vie rimangono taccuini, fotografie e libri: non gli accessori di una carriera ormai conclusa, ma un altro modo di portare avanti il racconto.

Al ritorno dal Cervino, 23 febbraio 1965. Illustrazione da una fotografia catalogata dal Museo Nazionale della Montagna; fotografo non identificato.
Al ritorno dal Cervino, 23 febbraio 1965. Illustrazione da una fotografia catalogata dal Museo Nazionale della Montagna; fotografo non identificato.

Fonti

1. Treccani — Walter Bonatti2. Museo Nazionale della Montagna — Ascensioni3. CAI — Montagne360, giugno 20174. CAI / Museomontagna — Stati di grazia5. CAI — Montagne360, maggio 20176. Museo nazionale svizzero — Il Cervino7. Fondazione Mondadori — Epoca Alaska8. Fondazione Mondadori — BiografiaMuseo Nazionale della Montagna — Ritorno dal CervinoArchivio fotografico — Entrèves 1957Krist@f — fotografia originale del CervinoLicenza dell’illustrazione del Cervino — CC BY-SA 2.0 FR

Crediti

Illustrazione del Cervino adattata da Matterhorn - North face — Krist@f, Wikimedia Commons. Fotografia reinterpretata a grafite e acquerello. Questa illustrazione è distribuita con licenza CC BY-SA 2.0 FR.